{"id":1,"date":"2026-09-16T11:50:55","date_gmt":"2026-09-16T11:50:55","guid":{"rendered":"https:\/\/lelecerri.com\/?p=1"},"modified":"2026-09-16T15:29:03","modified_gmt":"2026-09-16T15:29:03","slug":"hello-world","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lelecerri.com\/?p=1","title":{"rendered":"IL PESO DELLA BELLEZZA"},"content":{"rendered":"\r\n<div>\r\n<figure id=\"attachment_44\" aria-describedby=\"caption-attachment-44\" style=\"width: 525px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-44\" src=\"https:\/\/lelecerri.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/RUOTE-COLORATE-DENTATE-1024x740.jpg\" alt=\"\" width=\"525\" height=\"379\" srcset=\"https:\/\/lelecerri.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/RUOTE-COLORATE-DENTATE-1024x740.jpg 1024w, https:\/\/lelecerri.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/RUOTE-COLORATE-DENTATE-300x217.jpg 300w, https:\/\/lelecerri.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/RUOTE-COLORATE-DENTATE-768x555.jpg 768w, https:\/\/lelecerri.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/RUOTE-COLORATE-DENTATE.jpg 1239w\" sizes=\"auto, (max-width: 525px) 100vw, 525px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-44\" class=\"wp-caption-text\">Screenshot<\/figcaption><\/figure>\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre le modelle grissino Twiggy-ramoscello e Jean-gamberetto\u00a0\u00a0\u00a0 portavano\u00a0 su e gi\u00f9 per quei moli anglo-franco-mondiali della fashion beaut\u00e9 che erano le passerelle anni 60 i loro trentotto o quaranta chili di peso percorrendo quelle folgoranti ribalte leggere come piume, evanescenti e cariche di una grazia inconfutabile quanto impalpabile, la Luigia profondeva ogni suo impegno e ogni robusta forza che straripava dal suo fisico paramilitare d\u2019assalto nell\u2019 infilare i suoi 84, di chili, in minigonne che lei riusciva a ricavare da scampoli di tappezzerie e trovarobati d\u2019abbigliamento a suo credere molto up-to-date coi quali di giorno in giorno superava se stessa e colui che in epoca lontana aveva ideato il broccato, annientandolo nella, a paragone, semplicit\u00e0 della sua invenzione, con i suoi celebri, temuti quanto attesi broccati-patchwork; con addosso i quali, lei affrontava combattiva la lotta che quotidianamente le compagini femminili del L.C. Giosu\u00e9 Carducci ingaggiavano per essere guardate dal pi\u00f9 bello dell\u2019Istituto: il Serapioni Gigli, media dell\u2019otto, palazzo avito. Biondo. Che la guardava eccome, la Luigia,\u00a0 inebetito da ogni suo apparire, dal suo puntuale portare il mento in alto entrando nel portone dopo aver\u00a0 attraversato il cortile con lo stesso incedere con cui lei credeva che la Shrimpton o la Twiggy riguadagnassero le quinte dopo ogni loro vai su e gi\u00f9 con miniabiti geometrici, minigonne non ancora micro ma comunque piccoline davvero, mini-altro e mini-chiss\u00e0cosa di petali di begonia di rasatello o cellophane tenuti su da un niente di stringhe che, a rischio di segargliele, si appoggiavano sulle spalle di quei due fuscelli come viperini capelli d\u2019angelo; o forse, quelle quasi suggestioni di abitini e stendardini pelvici erano semplicemente sorretti dalla sola imbronciata felicit\u00e0 di quelle sottilissime fette di fanciulla che sembrava che, pi\u00f9 che abiti, sfilassero, a tratti cercando di negarla con bronci infantili da vicina di casa di Lewis Carroll, la loro gioia di essere giovanissime ed eteree, e celeberrime, e mitiche. E ricchissime; tanto che, se in quell\u2019epoca di figli e figlie dei fiori, avessero voluto pensare ad una loro nonna, il loro pensiero avrebbe dovuto e potuto volare, posandovisi leggero, fin su di un\u2019orchidea rarissima e preziosa se non su una qualche Camelia-nobilis\u00a0 del Sahara\u00a0 o Gardenia-regale delle Ande o Asfodelo-tibetanus ancora tutti da scoprire, magari nel corso di\u00a0 un qualche loro ieratico viaggio in una nuova Shangri-l\u00e0.<\/p>\r\n<\/div>\r\n<div>\r\n<p>Il degag\u00e9 impegnatissimo del Serapioni Gigli\u00a0 \u2013 giovane N.H. le cui giornate erano scandite da un puntuale rapsodico componimento di tweed e cachemere e alpaghe e english shoes con\u00a0 un\u2019 immancabile, appena percettibile \u201cche\u201d di stonato come una cravatta o un qualsiasi altro accessorio sapientemente fuori tono che l\u2019eleganza edoardiana da lui mai un sol istante dimenticata raccomandava \u2013 costruiva, assieme all\u2019 imperioso e autorevole \u2018fai da te-fai di pi\u00f9\u2019 della Luigia, l\u2019autentico avvio, per via oftalmica, della nostra giornata.\u00a0\u00a0 Erano, il Serapioni Gigli e la Luigia, la pi\u00f9 conclamata prova, e il pi\u00f9 semplice e accessibile esempio in cui avremmo potuto sperare, delle idee di convivenza, di differenza di stili, di compatibilit\u00e0 degli opposti all\u2019interno di una stessa struttura \u2013 la nostra classe \u2013 ; ed anche\u00a0 di sinergia, visto quanto la\u00a0 Luigia, nella determinazione di conquistare il Serapioni Gigli a forza di mini-salopettes e mini-falpal\u00e1 in broccato e il Serapioni Gigli, con la sua volont\u00e0 di ammaliare comunque anche la Luigia per non rinunciare nemmeno a una sola tacca sullo stipite-bloc notes delle sue conquiste, lavoravano molto produttivamente a garantirci quello che sarebbe poi diventato pi\u00f9 in l\u00e0 lo sviluppo televisivo-internazional-popolar-familiare-stiro-cucino e ascolto dei concetti per i quali ognuno ha il diritto di amare, che anche i ricchi piangono, e di quanto si possa essere schiavi d\u2019 amore, amati o amanti che siamo, schiavi cio\u00e8 della pirotecnia del nostro amore per qualcuno, dell\u2019amore di qualcuno per noi, o anche solo del nostro per noi stessi.<\/p>\r\n<\/div>\r\n<div>\r\n<p>Mentre Londra, dopo aver ringhiato un bel po\u2019 con i teddys e i mods, ruggiva sempre pi\u00f9 forte in sottofondo alle raccomandazioni agli y\u00e9-y\u00e9 di vivere bene e volersi meglio musicate e cantate dai lindi Beatles, la Luigia e il Serapioni Gigli sviolinavano l\u2019una per l\u2019altro e l\u2019altro per s\u00e9 la sinfonia dei loro guardaroba. Un ricordo che nella memoria riscalda le impronte ancora gelide di quella sfilza di spietate otto del mattino invernali\u00a0 \u00e8 quello delle loro apparizioni, l\u2019uno a poca distanza dall\u2019altra,\u00a0 nell\u2019atrio dell\u2019Istituto: con il defil\u00e9 con aria da ripasso di Seneca fumando una\u00a0 Kent, dell\u2019uno, sul marciapiede sul quale l\u2019altra scendeva dalla macchina del fratello deputato a salvaguardare la sua totale, certissima, indubitabile integrit\u00e0 da eventuali disperate imboscate di chi non avesse alla fine pi\u00f9 saputo resistere a tutta quella grazia di Dio avviluppata in quella marmellata di farfalle o soppressa\u00a0 di bandiere internazionali, di quel frullato di campionari tessili ed eclettismo architettonico che erano le sue mises. Lanterna magica,\u00a0 caleidoscopio, enciclopedia di colori e linee caduta nel pentolone della ribollita.<\/p>\r\n<\/div>\r\n<div>\r\n<p>Il lampo dello psichedelico che in quegli anni illuminava il mondo era niente di fronte a quell\u2019aurora boreale che erano i compos\u00e9 optical-rococ\u00f2 della Luigia, organizzati come un disegno di Hescher, che secondo il tuo umore e disponibilit\u00e0 del momento ti portavano sicuramente da qualche parte senza che tu potessi pi\u00f9 essere in grado per il resto della tua vita di sapere dove e come c\u2019eri arrivato. In quegli anni con le generazionali piantagioni di additivi vegetali ancora acerbi e di laboratori di chimica\u00a0\u00a0 underground ancora\u00a0 freschi di calce, noi, pochi libri incerottati in una cinghia di gomma, ogni mattina eravamo automaticamente generosamente addizionati dall\u2019 offerta continua della Luigia-Production, etonnante, stordente, sorprendente e insieme quotidianamente garantita, comoda e servita l\u00ec come un toboga imburrato come una fetta di pane sul quale scivolare, l\u2019una e l\u2019altra mattina, con continue varianti a seconda di\u00a0 che rotta avesse deciso l\u2019 impegno che la Luigia quel giorno aveva scelto, come sempre, di profondere per conquistare il Serapioni Gigli a botte di modeling; impegno\u00a0 che, anche nelle giornate di stanca, faceva impallidire quello di Grimilde davanti allo specchio delle sue brame, delle sorellastre cattive di fronte all\u2019 idea del ballo, di un Narciso inamovibile e impavido e imperturbabile di fronte al rischio reumatismi e della maga Enotea dalla bellezza\u00a0 inarrivabile ed oltraggiosa.<\/p>\r\n<\/div>\r\n<div>\r\n<p>In un\u2019epoca in cui assieme ad hot pants a stelle e strisce \u201calti\u201d come un ansaplasto, gonne ad effetto mantovana non pi\u00f9 alte, dall\u2019orlo alla cintura con fibbia da un chilo, di un cassetto di comodino con dentro una porzione di ragazza ultramoderna e ultralanciata verso una vita assolutamente intesa come interminabilmente da ragazza\u00a0 ultramoderna e ultralanciata \u2013 in quel tempo in cui, nonostante l\u2019avvio verso l\u2019amore libero e bello e la famiglia dove capitava di farsela, si avviavano latentemente al trionfo i concetti di partenogenesi e non avr\u00f2 altro figlio all\u2019infuori di me \u2013 la perenne floridit\u00e0 della Luigia dirompeva straripando da quegli accenni d\u2019abito coi quali la moda pretendeva d\u2019essere omaggiata da ogni, ma proprio ogni, ragazza rinfrescandoci, in alcuni casi \u2013 col soffocare devoto di alcune dentro ogni che ci fosse di piccolo e sottotaglia \u2013\u00a0 il ricordo delle balie strabordanti dai corsetti conosciute nei racconti pieni di latte di campagna, umano e bovino, delle nonne e delle prozie.<\/p>\r\n<\/div>\r\n<div>\r\n<p>Aver perso di vista la Luigia, negli anni immediatamente post scolari, mi fa sentire come derubato della testimonianza\u00a0 diretta di un bel trancio di possibilit\u00e0-esempio di evoluzione della specie. E pi\u00f9 dell\u2019 infinita lungimiranza della Twiggy che \u201ccavalcata l\u2019onda travolgente degli anni Sessanta\u201d (M.C. Repubblica 28\/09\/02) \u201cnon ne conobbe l\u2019infrangersi, la deriva\u201d\u00a0 prendendo in tempo \u201cle distanze da un mondo al limite\u201d \u2013 quando si dice il buonsenso, signora cara! \u2013 mi affascina la capacit\u00e0 della Luigia di essere silenziosamente andata, di sorpresa, oltre ogni apparentemente lampante scontato orizzonte gi\u00e0 delineato da ingannevoli evidenze.<\/p>\r\n<\/div>\r\n<div>\r\n<p>Un anno dopo il liceo, dopo cinque anni in cui l\u2019aveva guardata come le Rolleiflex dell\u2019epoca guardavano le auto pubblicitarie del Binaca fatte a forma di tubo di dentifricio al seguito del giro d\u2019Italia attraversare Piazza Duomo a Milano e come in epoca successiva Boldi avrebbe guardato Moira Orfei sdraiata in turbante sotto un elefante, il Serapioni Gigli la Luigia la spos\u00f2. Da allora non ne sappiamo pi\u00f9 niente, nessuno. Di tutta la classe nemmeno uno ne sa qualcosa. So soltanto che si trasferirono a New York. Ma quando ho letto di Twiggy su quel giornale che ne celebrava le qualit\u00e0 e la forza di mito intatto e di sopravvissuta al crollo di un\u2019epoca titolando:\u00a0 \u201cPrima modella poi mito. Twiggy torna a sfilare a Roma\u201d, ho avuto un brivido. Ho rivisto come un lampo scorrermi davanti agli occhi le mattine di cinque inverni, mi sono sentito in bocca di colpo il gusto di determinazione dell\u2019 impegno di 84 chili di Luigia a camuffare da defil\u00e9 hippy-surreal-camp-burino-peloponnesico la sua corte al Serapioni Gigli. E nell\u2019animo una convinzione come una rivelazione: non era Twiggy a Roma. Era la Luigia.\u00a0<\/p>\r\n<p>(immagine ruote mureadritta.it)<\/p>\r\n<\/div>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre le modelle grissino Twiggy-ramoscello e Jean-gamberetto\u00a0\u00a0\u00a0 portavano\u00a0 su e gi\u00f9 per quei moli anglo-franco-mondiali della fashion beaut\u00e9 che erano le passerelle anni 60 i loro trentotto o quaranta chili di peso percorrendo quelle folgoranti ribalte leggere come piume, evanescenti e cariche di una grazia inconfutabile quanto impalpabile, la Luigia profondeva ogni suo impegno e &hellip; <\/p>\n<p class=\"link-more\"><a href=\"https:\/\/lelecerri.com\/?p=1\" class=\"more-link\">Leggi tutto<span class=\"screen-reader-text\"> &#8220;IL PESO DELLA BELLEZZA&#8221;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-1","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-uncategorized"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/lelecerri.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/lelecerri.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/lelecerri.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lelecerri.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lelecerri.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/lelecerri.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":45,"href":"https:\/\/lelecerri.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1\/revisions\/45"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/lelecerri.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/lelecerri.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/lelecerri.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}